25/10/2026
Non esiste "il fagiolo". Ne esistono centinaia — e ognuno ha un paese.
Dopo l'olio, il vino e il grano, l'ultimo tesoro nascosto della tavola italiana è anche il più umile: i legumi. Al supermercato trovi "fagioli", "lenticchie", "ceci", come se fossero una cosa sola. Ma l'Italia ne custodisce centinaia di varietà diverse, ognuna legata a un singolo paese, a una valle, a una collina — un patrimonio di biodiversità che non ha eguali in Europa.
Quanti? Solo i legumi protetti come Presìdi Slow Food sono VENTINOVE, e a questi si aggiungono decine di varietà DOP e IGP. Ognuno è una pianta che una piccola comunità ha salvato dall'estinzione, continuando a coltivarla come si faceva da secoli.
In questa tavola, venti legumi autoctoni italiani, ognuno con il suo paese d'origine.
🫘 I FAGIOLI
Dal Veneto il Fagiolo di Lamon e il Gialèt della Val Belluna; dal Piemonte la Piattella Canavesana; dalla Liguria i Fagioli di Pigna. La Toscana è una miniera: il Sorana, lo Zolfino del Pratomagno, il Rosso di Lucca. Dalla Campania il Controne e il "Dente di Morto" di Acerra; dalla Sicilia la Badda di Polizzi e il Cosaruciaru di Scicli (il "dolciarello", per il suo gusto).
🫛 LE LENTICCHIE
Le due regine sono la Lenticchia di Castelluccio di Norcia, che fiorisce in quell'altopiano umbro che a giugno diventa un mare di fiori, e quella di Altamura, in Puglia. Poi la rara Lenticchia di Villalba in Sicilia e quella di Santo Stefano di Sessanio, minuscola, tra le montagne d'Abruzzo.
🧆 I CECI, LE FAVE, LE CICERCHIE
Il Cece di Cicerale nel Cilento (il paese il cui nome stesso viene dal cece), il Cece nero della Murgia in Puglia, il Cece di Navelli in Abruzzo. La Fava di Carpino sul Gargano. E la Cicerchia di Serra de' Conti nelle Marche — un legume antichissimo, quasi dimenticato, che oggi sta tornando.
Questi venti sono solo l'inizio. Ogni nome è un luogo, ogni legume una storia di contadini che non hanno smesso di seminare la stessa varietà dei loro nonni, anche quando il mondo voleva solo quella standard. Sono sopravvissuti per un pelo — e sopravvivono ancora oggi solo se qualcuno li cucina.
I legumi sono il cibo del futuro (nutrienti, sostenibili, buoni per la terra). Ma i legumi italiani sono anche un pezzo di passato da non perdere. Il modo più semplice per salvarli? Metterli nel piatto.