19/11/2023
Leggo e giro un'analisi sociologica del prof. Alessandro Orsini di Sicurezza Internazionale:
La mia tesi, esposta tante volte, è che Ursula von der Leyen sia espressione di una classe dirigente corrotta che ha tradito i valori dell’Unione europea volti a difendere i diritti umani e la pace.
Questa mia tesi si arricchisce oggi di una nuova prova empirica che si aggiunge alle altre che ho raccolto e pubblicato in passato.
Cinque Paesi hanno chiesto alla Corte penale internazionale di investigare su ciò che accade a Gaza per verificare se Israele stia commettendo crimini di guerra. Questi Paesi sono Sudafrica, Bangladesh, Bolivia, Gibuti e l’Unione delle Comore, uno Stato indipendente dell’Africa orientale formato da tre isole. Un’investigazione di questo tipo, se avesse esito positivo, dovrebbe concludersi con l’invio di un mandato di cattura contro Netanyahu. È esattamente ciò che la Commissione europea ha preteso e ottenuto contro Putin: un mandato di cattura, spiccato nel novembre 2022.
Ursula von der Leyen si guarda bene dal fare una richiesta di questo tipo alla Corte penale internazionale contro Israele. I cinque Paesi citati svolgono un’importante funzione sociologica perché rendono osservabile la corresponsabilità della Commissione europea nel massacro dei palestinesi. La posizione della Commissione europea si può riassumere come segue: “Putin non può uccidere gli ucraini però Netanyahu può massacrare i palestinesi”.
Forse oggi ho motivo di dare una buona notizia che dia qualche piccolissima speranza di giustizia, almeno simbolica. Karim Khan, il pubblico ministero della Corte penale internazionale, ha ricordato che è in corso un’indagine contro Israele avviata nel marzo 2021 per i suoi presunti crimini (per me certi) contro l’umanità nei territori occupati in Cisgiordania e a Gaza. L’indagine prende in considerazione un arco temporale piuttosto esteso che va dal giugno 2014 fino a oggi. Nel luglio-agosto 2014, Israele aveva condotto l’operazione “margine protettivo” che ha causato l’uccisione di 2.200 palestinesi, di cui 1.462 civili, un terzo dei quali bambini, in cinquantuno giorni. Di contro, gli israeliani morti nello scontro sono stati 73 di cui soltanto 7 civili. La sproporzione è fin troppo evidente: 1.462 civili palestinesi uccisi da Israele contro 7 civili uccisi da Hamas.
Come ho spiegato in un mio recente articolo, basato su un video di Netanyahu del 2001 (qui), Israele uccide così tanti civili palestinesi per una vera e propria strategia di Stato che Netanyahu rivela senza accorgersi di essere ripreso. Siccome Israele è molto vulnerabile agli attacchi dei propri nemici, cerca di dissuaderli uccidendo moltissimi civili con la speranza che i superstiti abbandonino Hamas e la lotta armata. Puntualmente si verifica il fenomeno opposto: maggiore è il numero di civili uccisi, maggiore è l’odio che Israele attira contro di sé aumentando i consensi di Hamas.
Se le cose stanno così, perché Israele insiste con la strategia del massacro intenzionale dei civili? Individuo tre ragioni principali.
La prima è che Netanyahu pensa che, presto o tardi, la strategia del massacro dei civili palestinesi, prima o poi, funzionerà.
La seconda è che Netanyahu non ha alternative al prolungamento del massacro perché, cessando la guerra, dovrebbe dimettersi. Netanyahu ha detto tante volte che risponderà alle critiche degli israeliani inferociti a guerra conclusa, quindi, meglio proseguirla.
Essendo uno studioso del ruolo dell’odio nel mutamento storico, un tema a cui ho dedicato il mio libro Anatomia delle Brigate rosse, individuo una terza ragione: l’odio. Netanyahu ammazza così tanti civili perché il suo elettorato ha bisogno di vedere il sangue. Le immagini degli israeliani che scendono in piazza per esultare al rumore delle bombe su Gaza al grido di: “Palestinesi, vi uccideremo uno per uno”, sono nella disponibilità di tutti. Così come il movimento 5 stelle dà il reddito di cittadinanza ai poveri per appagare un bisogno del proprio elettorato, allo stesso modo Netanyahu dà al proprio elettorato il sangue dei palestinesi per appagare il suo bisogno di vendetta. Così come la Lega taglia le tasse per la gioia del proprio elettorato, allo stesso modo il goverbo Netanyahu abbatte le case e uccide i bambini palestinesi per la gioia dei propri elettori, in larga parte, coloni ebrei.
Non dimentichiamo che il ministro della sicurezza nazionale di Netanyahu, Ben-Gvir, è un razzista violento, peraltro ammiratore del terrorista Baruch Goldstein, il terrorista del massacro contro la moschea di Hebron del 1994, di cui ha sfoggiato la gigantografia nel salone di casa per anni.
Il bombardamento di Gaza non serve a proteggere la vita di Israele, degli ebrei e degli israeliani. Questa notizia è radicalmente falsa e, infatti, viene ripetuta da tutte le radio e le televisioni italiane. Il massacro di Gaza è concepito strategicamente per rendere l’occupazione israeliana dei territori palestinesi definitiva e inscalfibile. Il fine che Netanyahu, la Commissione europea e la Casa Bianca perseguono è di infliggere una sconfitta talmente dura ai palestinesi da rendere impossibile la prosecuzione della loro lotta per la liberazione dei propri territori dall’occupazione d’Israele. Netayahu non lascerà mai i territori palestinesi con le buone. Con le buone, Netanyahu renderà l’occupazione ancora più estesa e pervasiva. L’idea che una classe dirigente palestinese pacifica e non violenta sarebbe più utile alla causa della Palestina è falsa. Una classe dirigente palestinese pacifica e non violenta causerebbe una crescita ancora più rapida degli insediamenti illegali degli israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme est come conferma la documentazione storica.
Il bombardamento di Gaza è così spaventoso e disumano perché è concepito da Biden, Ursula von der Leyen e Netanyahu come una guerra definitiva.
L’ultima guerra.
Il loro ragionamento è il seguente: “Forza, stringiamo i denti, massacriamo il maggior numero di palestinesi nel minor tempo possibile cercando di resistere alle pressioni umanitarie delle nostre opinioni pubbliche perché non avremo una seconda possibilità di chiudere la partita per la vittoria definitiva del colonialismo occidentale in Palestina”.