16/04/2024
In questi giorni molti opinionisti e commentatori hanno tirato fuori le unghie. Contro la corruzione, il voto di scambio, la commistione di interessi fra politica e affari che emergono dalle inchieste in tutta Italia? Macché.
Si sono furiosamente scagliati contro di me e il M5S, perché - anziché far finta di nulla - abbiamo osato porre l’urgenza della questione morale in politica e ci siamo persino spinti a formulare un “patto per la legalità” per promuovere prassi virtuose e prevenire dinamiche malsane che inquinano la politica e le istituzioni.
Ci hanno definito “opportunisti", anche se in Puglia abbiamo rinunciato ad assessorati e incarichi pur di dare un segnale di svolta dopo le inchieste che non ci hanno nemmeno sfiorato, ma hanno toccato altre forze politiche e civiche.
Ci hanno addirittura accusati di fare gli “sciacalli” pur di prendere qualche voto in più, quando siamo fra i pochi che si rifiutano di candidare acchiappavoti con le loro clientele per nulla trasparenti, rimettendoci voti in termini di preferenze a tutte le competizioni amministrative.
Mi hanno accusato di avere un solo pensiero fisso: tornare a Chigi, quando ne sono uscito proprio per aver rifiutato compromessi al ribasso con certi mestieranti della politica attenti più ai loro biechi interessi che ai cittadini.
Oggi però devo registrare un attacco che si distingue dagli altri. Mi riferisco all’editoriale del direttore Fittipaldi pubblicato sul Domani. C’è un passaggio davvero ignobile, che non ha nulla a che vedere con la libertà e il dovere di informare, dove mi attribuisce di avere fatto, prima di diventare premier, “affari milionari” con “pregiudicati”. Confesso che appena ho letto questo ennesimo insulto ho vacillato. Ho pensato: questa volta è davvero troppo! Questo giornalista già mi ha scritto articoli diffamatori divenendo addirittura megafono delle calunniose accuse di tal avvocato Amara, quello della “loggia Ungheria”, accuse prontamente smontate dalle Procure che se ne sono occupate. Adesso ci ritorna pure.
La verità è che se lui riponesse nell’esercizio della professione di giornalista lo stesso rigore con cui io ho esercitato la professione di avvocato si sarebbe vergognato di scrivere tali calunnie.
In definitiva, per quanto il livello di questo giornalista si commenti da solo, mi sono convinto che neppure questo ignobile articolo merita la mia rinuncia al rispetto della libertà di stampa.