06/01/2026
Grazie al Diario dell’Ingenere abbiamo imparato anche da questa triste vicenda
Ricevo e pubblico dall'amico e collega la veglia funzionario dei VVF, questo interessante punto di vista tecnico sulla vicenda scritto da Domenico Nese.
Perché alcuni scappano e altri restano a filmare?
Non è stupidità. È il cervello umano.
Dalle ricostruzioni di Crans-Montana emerge un dettaglio che ha colpito molti: alcuni ragazzi si sono salvati perché ai primi segnali di fuoco sono corsi via.
Altri, invece, sono rimasti a filmare.
Su questo punto si stanno leggendo commenti durissimi.
Ma prima di giudicare, è importante capire cosa succede nel cervello quando compare un pericolo improvviso.
In prevenzione incendi si chiama "tempo di premovimento".
Tra il momento in cui vediamo un pericolo e quello in cui iniziamo a muoverci passano secondi preziosi.
Questo intervallo si chiama tempo di premovimento.
In quei secondi il cervello: cerca di capire cosa sta succedendo valuta se il pericolo è reale o “solo apparente” guarda cosa fanno gli altri (dinamica di gruppo) prova a mantenere il controllo della situazione.
Non è istinto puro. È un processo cognitivo.
Le reazioni tipiche al pericolo improvviso di fronte a un evento inatteso e grave, il cervello può reagire in modi diversi:
Fuga immediata (chi percepisce subito il rischio come mortale);
Blocco (freezing);
Negazione (“non può essere grave”);
Comportamento automatico, come filmare, perché è un gesto noto, rassicurante, che “tiene a distanza” l’evento.
Filmare non significa voler rischiare la vita.
Spesso significa non aver ancora compreso la gravità del pericolo.
Il problema non è il telefono. È il tempo. In un incendio o in un evento critico: pochi secondi fanno la differenza, chi riconosce subito il pericolo guadagna tempo, chi resta nel tempo di premovimento lo perde.
Ecco perché informazione, formazione e prove di evacuazione sono fondamentali: servono a ridurre il tempo di premovimento, ad allenare il cervello a riconoscere il pericolo e ad agire senza esitazione.
Attaccare i ragazzi che hanno filmato non serve.
Serve costruire cultura della sicurezza, spiegare cosa fare, abituare le persone a reagire.
In emergenza non vince il più forte.
Vince chi riconosce prima il pericolo.
E questo si impara.