21/01/2024
(✏️ Massimo Gramellini, "Lacrime di Impagnatiello") Il coccodrillo non piange perché ha divorato la preda, ma perché fa fatica a digerirla. Si comprende che anche Alessandro Impagnatiello faccia fatica a digerire il suo delitto, però le uniche lacrime veramente sincere restano quelle che si versano da soli, al buio, in una stanza priva di specchi. Per questo risulta così scontato e irritante il rito del reo confesso che arriva nell’aula di tribunale che dovrà condannarlo e per prima cosa chiede scusa e si commuove parlando di sé, del fatto che anche lui, dopo ciò che ha commesso, ha finito di vivere.
Così Impagnatiello non onora la vittima, ma fa la vittima, cercando di muovere a compassione l’opinione pubblica e di trasferirsi idealmente dal banco degli imputati da giudicare a quello delle parti civili da consolare.
Lì invece sta seduta Chiara Tramontano — sorella di Giulia, la vittima vera — che dinanzi a uno spettacolo tanto imbarazzante si alza di scatto e lascia l’aula nauseata, spiegando che puoi chiedere scusa se urti uno specchietto dell’auto per errore, non se uccidi la tua compagna e il figlio che portava in grembo. E non lo fai nemmeno in un raptus di follia, aggiungiamo noi, ma avvelenandoli giorno dopo giorno con un topicida: il massimo della premeditazione.
Impagnatiello deve avere equivocato il messaggio delle piazze che, all’indomani dell’assassinio di un’altra Giulia, Cecchettin, invitavano le potenziali vittime di violenza a fare rumore. Le vittime, appunto. Ai carnefici si addice il silenzio.