Ing. Carmelo Castronovo - Consulenza tecnica e servizi d'ingegneria

Indicazioni Contatta l'azienda

Ing. Carmelo Castronovo - Consulenza tecnica e servizi d'ingegneria Studio professionale in esercizio dal 1993 con sede in Palermo

08/10/2026
A ottantotto anni si possono ancora tracciare sentieriCi sono progetti che nascono da un incarico, altri da una necessit...
18/09/2026

A ottantotto anni si possono ancora tracciare sentieri

Ci sono progetti che nascono da un incarico, altri da una necessità. E poi ce ne sono alcuni che nascono semplicemente da un'idea.

Questo appartiene alla terza categoria.

L'idea è di Michele Di Marco, ottantotto anni e, evidentemente, nessuna intenzione di considerare esaurito il tempo nel quale si possono ancora immaginare cose nuove.

Il luogo è Monte Pellegrino. Il percorso è quello dell'Acchianata a Santa Rosalia, uno dei legami più antichi e profondi tra Palermo, la sua montagna e la Santuzza.

L'intuizione è semplice: accompagnare chi sale verso il Santuario attraverso cinque tappe. In ciascuna, un piccolo QR Code consente di accedere con il telefono a parole, racconti e contenuti legati al luogo che si sta attraversando. E consentire, nello stesso tempo, anche a chi non può affrontare fisicamente la salita di percorrerne virtualmente le tappe.

Tecnologia, dunque. Ma quasi invisibile.
Perché il punto interessante del progetto è proprio questo: usare il nuovo senza occupare l'antico.

Ma Michele non si è fermato all'idea.

Ha voluto che quell'intuizione, nata dalla sua iniziativa personale, non rimanesse una realizzazione privata. L'ha affidata al luogo per il quale era stata pensata.

Con il Reggente del Santuario di Santa Rosalia ha così sottoscritto una convenzione con la quale ha donato al Santuario il progetto dell'“Acchianata digitale a Santa Rosalia” da lui ideato, perché potesse diventare patrimonio condiviso e strumento al servizio di quanti, fisicamente o anche da lontano, desiderano compiere quel cammino.

È un particolare che dice molto dello spirito dell'iniziativa: avere un'idea, impegnarsi perché prenda forma e, infine, rinunciare a trattenerla come propria per affidarla alla comunità alla quale è destinata.

È a questo punto della storia che Michele mi ha coinvolto.
Anch'io ho scelto di mettere gratuitamente a disposizione il mio contributo professionale, perché quell'intuizione potesse tradursi, nel rispetto di un luogo tanto delicato, in qualcosa di concretamente realizzabile.

Non occorrevano grandi opere. Al contrario, il problema tecnico consisteva nel progettare il meno possibile.

Monte Pellegrino non è uno spazio vuoto sul quale collocare oggetti. È un luogo nel quale natura, paesaggio, storia, archeologia e devozione si sono sovrapposti per secoli. Anche un piccolo segno contemporaneo deve quindi sapere dove fermarsi.

Da qui è cominciato un lavoro forse sproporzionato rispetto alle dimensioni fisiche dell'intervento.

Abbiamo studiato il percorso, le tavole del Piano Regolatore, i vincoli e le caratteristiche dei luoghi. Individuato le cinque stazioni. Confrontato le possibili collocazioni con chi gestisce la Riserva. Escluso il selciato storico e i muretti. Cercato materiali e soluzioni capaci di durare senza pretendere attenzione.

Alla fine, per le prime quattro stazioni, il progetto si è ridotto a pochi elementi: un piccolo basamento monolitico di pietra calcarea semplicemente appoggiato al terreno, un esile sostegno metallico, una piastrella di venti centimetri con il QR Code.
Niente fondazioni. Niente calcestruzzo. Niente ancoraggi permanenti.

Per la quinta stazione, davanti al Santuario, persino il sostegno è diventato superfluo: sarà utilizzato un montante già esistente del parapetto, con un fissaggio meccanico rimovibile, senza forarlo né modificarlo.

Potrebbe sembrare poca cosa.

In realtà, progettare un oggetto è spesso più facile che progettare la sua discrezione.

Il risultato che abbiamo cercato non è qualcosa che si imponga al paesaggio, ma qualcosa che sappia starvi dentro con misura; contemporaneo senza fingersi antico, riconoscibile senza diventare protagonista, presente senza lasciare cicatrici. Se un giorno non servisse più, potrà essere rimosso e il luogo resterà sostanzialmente quello di prima.

La parte più grande del progetto, infatti, non occupa spazio: vive nel digitale. La materia è stata ridotta all'essenziale proprio perché siano il cammino, la montagna e ciò che essi raccontano a conservare il primo piano.

Il 9 settembre il progetto è stato trasmesso alla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo.

Due giorni dopo è arrivato il provvedimento di autorizzazione.

Una rapidità che sorprende e che merita di essere ricordata non come il successo di qualcuno, ma come l'esito felice di una filiera nella quale l'intuizione privata, il contributo professionale e l'azione delle istituzioni hanno saputo trovare un punto d'incontro.

Ciascuno ha fatto la propria parte.

Michele Di Marco ha avuto l'idea e la determinazione di perseguirla; il progetto ha cercato di tradurla in una soluzione tecnicamente semplice, rispettosa e concretamente realizzabile; il Comune di Palermo e l'Associazione Rangers d'Italia – Sezione Sicilia, quale Ente gestore della Riserva Naturale Orientata Monte Pellegrino, hanno svolto, ciascuno per quanto di propria competenza, il loro ruolo; la Soprintendenza, infine, ha esaminato il progetto e ne ha autorizzato la realizzazione con sorprendente tempestività.

È forse anche questa una piccola storia nella storia: quando un'idea valida incontra competenze messe a disposizione e istituzioni capaci di esercitare con attenzione e tempestività il proprio ruolo, anche la tutela può diventare parte attiva del fare, senza rinunciare alla propria funzione.

In fondo, tutto era cominciato nello stesso segno con il quale oggi si conclude la fase progettuale: quello della disponibilità.

Michele aveva affidato al Santuario la propria idea, incontrando nel Reggente la sensibilità di comprenderne subito il valore, accoglierla e dare forma a quell'intesa attraverso la convenzione sottoscritta; io avevo scelto di mettere il mio mestiere al servizio della sua realizzazione; il Comune di Palermo e l'Associazione Rangers d'Italia – Sezione Sicilia avevano dato il proprio contributo nell'ambito delle rispettive competenze; infine, la Soprintendenza aveva consentito, con la propria autorizzazione, che quell'idea potesse trovare posto, senza forzature, dentro un luogo che appartiene alla memoria collettiva.

Nessuno, in questa storia, aveva bisogno di appropriarsi di qualcosa. Ognuno aveva semplicemente qualcosa da dare.

Adesso le carte possono lasciare spazio alla materia. Quei cinque piccoli segni possono uscire dalle tavole di progetto e trovare il loro posto lungo il cammino, con la discrezione con cui sono stati pensati.

E l'idea di Michele Di Marco può finalmente diventare realtà.

Un'idea semplice, innovativa e, a suo modo, geniale: mettere uno strumento del nostro tempo al servizio di qualcosa che appartiene a molti secoli, senza sostituirlo, senza alterarlo, senza pretendere di modernizzarlo.

Ma, arrivato a questo punto, mi accorgo che questa piccola esperienza mi ha lasciato qualcosa che va oltre tavole, particolari costruttivi e autorizzazioni.

Me l'ha lasciato soprattutto Michele.

A ottantotto anni avrebbe molte buone ragioni per limitarsi a custodire i ricordi. Ha scelto invece di immaginare qualcosa che possa essere utilizzato da persone che verranno dopo di lui.

E forse è questa la parte più bella dell'intera vicenda.

A ottantotto anni Michele non si è limitato a custodire una tradizione. Ha immaginato un modo nuovo per consegnarla a chi verrà dopo.

Io ho avuto il piacere di mettere il mio mestiere al servizio di questa intuizione e di accompagnarla nel breve tratto che separa un'idea dalla sua concreta realizzabilità.

Ora comincia il resto.

Ci sono età nelle quali si percorrono i sentieri già tracciati.

E ci sono uomini che, a ottantotto anni, hanno ancora voglia e tempra di tracciarne di nuovi.

Non necessariamente per arrivare in un luogo nuovo.

Qualche volta, semplicemente, per aiutare gli altri a riscoprire il valore senza tempo di un cammino che esisteva già.

Perché certe idee non hanno età.

E chi continua a tracciare sentieri, in qualche modo, continua anche a camminare verso il futuro.

Carmelo Castronovo

03/08/2026

Quando la tecnica serve a evitare una lite

Vi sono incarichi che nascono quasi senza nome.
Non arrivano con un disciplinare già pronto, né con un oggetto perfettamente definito. Arrivano per fiducia, per conoscenza, per consuetudine di rapporti personali o professionali.

Qualcuno espone una difficoltà, chiede un parere, domanda se una richiesta economica sia corretta, se una parcella sia proporzionata, se vi sia ancora spazio per evitare che una divergenza diventi una controversia.

All’inizio sembra soltanto una richiesta di orientamento.

Poi i documenti aumentano, le versioni si moltiplicano, le cifre chiedono di essere ordinate, le attività devono essere distinte, le competenze ricostruite, le pretese riportate entro un perimetro leggibile.

A quel punto il semplice consiglio diventa analisi.
L’analisi diventa metodo.
Il metodo diventa mediazione.

In una recente esperienza professionale, rigorosamente anonima nei riferimenti, mi sono trovato ad accompagnare una vicenda nella quale committenti e professionista incaricato avevano maturato una divergenza sulle competenze economiche relative ad attività tecniche svolte nel tempo.

La materia, come spesso accade, non era soltanto contabile.

Dietro ogni importo vi era una storia: attività effettivamente rese, altre da distinguere, pratiche amministrative, aggiornamenti catastali, adempimenti residui, incomprensioni stratificate, aspettative reciproche, orgoglio professionale da non ferire e interessi economici da tutelare.

Il primo compito è stato quello più semplice da dire e più difficile da svolgere: mettere ordine.

Non per demolire una pretesa.
Non per sostenere una parte.
Non per sostituirsi a un giudice.

Ma per ricostruire un quadro tecnico-contabile sufficientemente chiaro da consentire alle parti di guardare lo stesso oggetto senza deformarlo attraverso la lente del risentimento.

In vicende simili, il rischio maggiore è confondere tutto: progettazione, direzione lavori, pratiche catastali, adempimenti edilizi, attività pregresse, prestazioni ancora da svolgere, compensi professionali, spese vive, competenze di terzi.

E soprattutto confondere la valutazione tecnica con il giudizio sulla persona.

Questo è il punto più delicato.

Quando si valuta la richiesta economica di un professionista, si cammina su un terreno sensibile. Ogni riduzione può essere letta come svalutazione. Ogni osservazione può essere percepita come censura. Ogni calcolo può sembrare una sentenza morale, anche quando vuole essere soltanto un tentativo di proporzione.

Per questo il linguaggio conta quasi quanto i numeri.

Dire che una richiesta appare sovrastimata non significa dire che il lavoro non sia stato svolto.
Dire che una voce va distinta non significa negarne la dignità.
Dire che un importo può essere ricondotto a misura non significa umiliare il professionista.

La tecnica, quando è ben esercitata, non dovrebbe mortificare.
Dovrebbe chiarire.

Il percorso ha richiesto analisi documentale, ricostruzione tecnico-contabile, valutazione delle rispettive posizioni, confronto con le parti, elaborazione di proposte conciliative e distinzione tra le competenze pregresse e le attività ancora da eseguire.

Alla fine è stato possibile individuare un punto di equilibrio.

Non il punto ideale per ciascuno.
Quello possibile per tutti.

Ed è questa, forse, la sostanza di ogni buona conciliazione: nessuno ottiene esattamente ciò che avrebbe voluto all’inizio, ma ciascuno può riconoscere nella soluzione finale una misura ragionevole, dignitosa e sostenibile.

In apparenza si è discusso di parcelle.

In realtà si è lavorato su qualcosa di più ampio: la trasformazione di un conflitto potenziale in un accordo possibile.

La tecnica, in questi casi, non è soltanto calcolo. È presidio di realtà. Serve a impedire che le percezioni diventino assolute, che le parti restino prigioniere delle proprie ragioni, che una somma controversa generi un contenzioso più costoso della somma stessa.

Vi è, nella professione tecnica, una funzione poco celebrata ma preziosa: evitare che i problemi diventino cause.

Non sempre ci si riesce. A volte gli interessi sono troppo distanti, le ferite troppo aperte, le pretese troppo rigide.

Ma quando accade, quando una vicenda complessa trova una composizione ragionevole, il risultato non è minore rispetto a una perizia ben scritta o a un progetto ben eseguito.

È un’altra forma di costruzione.

Non si costruisce un muro, un ponte, una copertura.

Si costruisce una via d’uscita.

E, come ogni buona costruzione, anche questa ha bisogno di fondazioni: chiarezza dei dati, distinzione dei piani, rispetto delle persone, proporzione delle richieste, linguaggio misurato, fermezza senza aggressività.

Alla fine resta una lezione semplice.

La competenza tecnica non serve soltanto a dire chi ha ragione.

Talvolta serve a fare in modo che nessuno abbia più bisogno di dimostrarlo.

Il raddoppio del ponte Corleone non è una “grande opera” per dimensioni o complessità eccezionale, ma rappresenta comunq...
11/07/2026

Il raddoppio del ponte Corleone non è una “grande opera” per dimensioni o complessità eccezionale, ma rappresenta comunque un intervento infrastrutturale di significativo interesse tecnico per Palermo.
La realizzazione dei nuovi impalcati laterali, il varo delle strutture metalliche e il raccordo con una delle principali arterie urbane restituiscono finalmente concretezza a un’opera attesa da molti anni.
Restano evidenti i ritardi accumulati, così come restano elevate le aspettative su tempi, qualità esecutiva e reale efficacia dell’intervento sulla viabilità cittadina.
Proprio per questo il cantiere merita attenzione: non soltanto come opera pubblica da completare, ma come occasione per osservare da vicino tecnica, organizzazione, responsabilità e capacità realizzativa delle istituzioni coinvolte.
A Palermo, anche un’opera non monumentale può assumere un valore importante quando incide su un nodo strategico della città e viene finalmente portata dalla carta alla costruzione.

Immagine tratta dalla documentazione istituzionale Anas – aggiornamento 01/2023.

06/06/2026
05/06/2026
1201 volte grazie.Accolgo questo risultato con gratitudine sincera e con il senso della responsabilità che esso comporta...
25/05/2026

1201 volte grazie.
Accolgo questo risultato con gratitudine sincera e con il senso della responsabilità che esso comporta.

Un ringraziamento sentito a chi mi ha accordato fiducia e un grande compiacimento per l’intera squadra, che ha conseguito un risultato bello, solido e corale.

Un plauso particolare va alla rappresentanza femminile della nostra lista, che ha espresso un consenso significativo e meritato.

Da parte mia, cercherò di onorare questo incarico con serietà, libertà di giudizio e spirito di servizio.

Meno parole, più partecipazione.
23/05/2026

Meno parole, più partecipazione.

Quindici candidati. Una sola direzione.I voti espressi nel primo turno restano validi. Chi ha votato non deve tornare a ...
22/05/2026

Quindici candidati. Una sola direzione.

I voti espressi nel primo turno restano validi. Chi ha votato non deve tornare a votare; chi non l'ha fatto può farlo fino alle 20 di domani.

Indirizzo

Via Valdemone, 31
Palermo
90144

Sito Web

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Ing. Carmelo Castronovo - Consulenza tecnica e servizi d'ingegneria pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Ing. Carmelo Castronovo - Consulenza tecnica e servizi d'ingegneria:

Scelte rapide

Condividi