26/09/2026
CERSAIE E DESIGN, L’INVIATO A BOLOGNA
di Roberta Picca
Si è chiusa venerdì a Bologna la 43ª edizione di Cersaie, il Salone internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno, che dal 21 al 25 settembre ha riunito a BolognaFiere aziende, architetti, designer e professionisti del settore provenienti da tutto il mondo.
Cinque giorni tra padiglioni, nuove collezioni e ricerca progettuale che hanno raccontato molto più delle tendenze del design: hanno mostrato un nuovo modo di pensare la casa.
Una casa meno costruita per stupire e sempre più pensata per essere vissuta, accogliere e creare benessere.
È questa una delle sensazioni più nette che resta dopo aver attraversato gli stand di Cersaie 2026. La casa che emerge dalle nuove collezioni della ceramica italiana non sembra più chiedere di essere fotografata. Chiede di essere vissuta.
Meno “wow effect”, dunque, e più comfort, materia e benessere. È un ritorno alla dimensione quotidiana dell’abitare: spazi capaci di accogliere, proteggere e favorire le relazioni tra le persone.
Il primo segnale arriva dal colore. Negli stand ha dominato il verde, declinato in moltissime sfumature. È il colore della natura, ma anche della calma: richiama erbe selvatiche, boschi, acque termali e profondità marine. Accanto compaiono terre, argille e cotti, con tonalità calde e corpose.
Ma le palette raccontano soltanto una parte della ricerca. La vera rivoluzione è nelle superfici.
Gli smalti diventano protagonisti, cambiano con la luce, acquistano profondità e generano riflessi. Il gloss convive con l’ultra matt e uno stesso colore può assumere differenti densità visive.
La natura si conferma il grande archivio creativo della ceramica contemporanea. Pietre, arenarie, lave, fossili, erosioni e stratificazioni millenarie vengono reinterpretati con dettagli sorprendenti. Riemergono cocciopesto, graniglie e Palladiana. Le superfici sembrano conservare una memoria geologica, mentre la tecnologia permette di trasferire sul gres venature, rilievi e persino le tracce del tempo.
E proprio l’imperfezione diventa un valore.
Spatolature, incisioni e irregolarità non vengono più nascoste: vengono progettate. È una sorta di imperfezione controllata, capace di restituire alla produzione industriale il fascino del gesto manuale.
Il riferimento al wabi-sabi giapponese è evidente, ma il viaggio delle ispirazioni attraversa epoche e continenti. Dai tatami si passa alle geometrie di Castel del Monte, dai cassettoni del Pantheon alle ogive delle cattedrali gotiche. Segni antichi che la ceramica contemporanea trasforma in bassorilievi, incisioni e strutture tridimensionali.
Cambiano anche i formati. Le grandi lastre diventano quasi monoliti, esaltando la forza del gres porcellanato, mentre mosaici, brick e piccoli moduli consentono composizioni sempre più libere.
Persino la Palladiana viene reinterpretata attraverso quello che potrebbe essere definito un “caos controllato”: forme apparentemente casuali governate dalla precisione della tecnologia.
Poi c’è la luce.
Non è più soltanto qualcosa che illumina una superficie: entra nel progetto. Viene riflessa dagli smalti, assorbita dalle finiture opache, spezzata dai rilievi e restituita in modo differente dalle strutture tridimensionali.
Dietro collezioni che a un primo sguardo possono apparire simili si scopre così una ricerca enorme: formati differenti, superfici piatte o scolpite, finiture, smalti, spessori e combinazioni cromatiche moltiplicano le possibilità a disposizione di progettisti e consumatori.
Ed è forse questa la vera indicazione lasciata da Cersaie 2026 dopo cinque giorni di incontri, sperimentazione e confronto internazionale: la ceramica non vuole più imporre uno stile, ma offrire gli strumenti per costruirne uno personale.
La piastrella diventa una pagina bianca e la ceramica un abito su misura per chi abita lo spazio.
E il lusso contemporaneo raccontato quest’anno a Bologna sembra essere proprio questo: non una casa perfetta da mostrare, ma una casa nella quale stare bene.
Roberta Picca
Tel. 392 156 0773